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Bologna, il diario di viaggio
23/02/2009, 19:04 - di Marco Bonfiglio


Cronaca molto poco cestistica dei quattro giorni di Bologna. Quello che non avete visto se non c'eravate, e che non avete sentito, per fortuna
E’ nostra abitudine, al termine dell’evento di metà stagione, fare un bilancio molto poco cestistico e molto tanto pittoresco della quattro giorni di Bologna. E mentre di là si fermano un fine settimana per fare i giocolieri da circo, benché assai divertenti, qui si mette in ballo il primo trofeo dell’annata. E’ chiaro che una cosa del genere accende gli animi, non soltanto dei protagonisti sul campo, ma di chiunque faccia parte della manifestazione, da vicino e da lontano. Una volta facevamo la top ten, ma è un periodo di crisi economica e quindi facciamo a meno dei numeri. Si butta là come viene, in ordine rigorosamente casuale e non cronologico.
- In realtà, quando noi di Roma si va alle Final Eight di Bologna, ne vengono sempre fuori le giornate più belle da quando l’uomo ha inventato il sole, o viceversa. Il riferimento è meteorologico, ma ha un suo perché. Lo scorso anno quattro giorni di giallo radioso, stavolta inizia con un sms ricevuto dal Carchia la sera prima della partenza: ‘Rischio di nevicate, obbligo di catene a bordo sul tratto appenninico’. Sul tratto appenninico, c’erano le mimose in fiore e l’obbligo degli occhiali da sole per il guidatore. A Bologna, altri quattro giorni di sole, siamo a otto su otto in due anni. Percorso netto e da qui il refrain mattutino a ogni tenda aperta e coltellata di luce accecante: ‘te l’ho detto io che a Bologna il tempo fa sempre schifo’.
- Il bello di avere come sponsor sul sito la marca di abbigliamo sportivo più importante del mondo, è che prima delle Final Eight ti invitano alla loro factory (così ci adeguiamo al linguaggio in vigore lì dentro, l’orientamento dei piani era diviso a tal guisa: 1° Brand Management, 2° Brand Protection & Marketing, 3° Location e Advertising. E se uno cercava semplicemente il cesso?) e ti accolgono con due bustoni di materiale, da scarpe a felpe a tshirts, con le quali coprirai l’evento. Usciamo, ‘però mi raccomando, saliamo in macchina e ce le proviamo in modo discreto, senza dare nell’occhio’. Infatti: tempo due minuti e parte la girandola impazzita. Tutti che si scambiano le scarpe con tutti in cerca del numero più comodo, maglioni che volano in area, magliette appoggiate sulla schiena per vedere se cascano bene sulle spalle. Ovviamente, la scena si svolge in campo aperto, in mezzo al parcheggio. Di fronte a una mezza dozzina di dipendenti inorriditi dal nostro fare, tipicamente romano. La foto a corredo di questo articolo è la testimonianza dell’episodio. Mancava solo che ci si mettesse a mangiare gli spaghetti sul tetto della macchina e avremmo fatto il remake perfetto di Miseria e Nobiltà.
- Tra l’altro, il brand manager di suddetta azienda, il giorno della presentazione delle Hyperdunk personalizzabili alla Bottega Backdoor, era sprovvisto di abbigliamento firmato dai suoi datori di lavoro. Gli è stato rimediata una felpa zip al volo, conforta sapere che non siamo i soli.
- Il direttore di questo sito è noto a’ più per essere un famoso esperto di basket femminile e un ancora più famoso cazzaro. Durante le Final Eight, questo è stato il suo tabellino: non lo si è visto mangiare per quattro giorni, con l’eccezione di una piadina modesta e di una pizza povera (che è il nome della pizza, non un aggettivo), intollerante a quasi l’intero sistema alimentare del pianeta. Non ha visto mezzo secondo di partita, intento com’era a salutare persone che non conosceva, o non ricordava, coniando l’altro famoso slogan: ‘chi cazzo è questo?’. Oppure tacchinando a tutto campo, per quattro giorni di fila, la sua coinquilina in tribuna stampa, una roscia che lo ha edotto sul nuovo linguaggio giovanile (celebre la fine di un sms ricevuto il secondo giorno da costei: ‘Mi sto preparando, vado a spaccarmi con le girls’). Se vi chiedete come mai il suo unico articolo riguardava il pubblico invece che il gioco, questo è il motivo. Particolarmente ricettivo nel collezionare i pass abbandonati dai dirigenti eliminati sul seggiolino in parterre (ha collezionato anche quello di Toti, che pare però fosse ancora lì dal giovedì dell’edizione del 2008) Ancora non sa chi ha vinto la finale, però sotto i portici di Bologna lo ricordano con piacere come l’uomo che non si distacca mai dal telefonino: o parla, o manda sms, o scrive su facebook. Durante il viaggio di ritorno, tra Heroes Square (che il correttore automatico di word trasforma in Herpes, tra l’altro) e Gold Medals Boulevard, ha anche trovato modo di vedere i gol della Roma contro il Siena e le dichiarazioni di Spalletti sull’Arsenal, sempre sullo schermo del suo apparecchio. Quando si dice che uno è avanti.
- A proposito di facebook, il modo in cui sta cambiando le relazioni degli umani, e dei maschi in particolare, è allarmante. Abbiamo interpellato una standista, di quelle vestite di bianco che portano ai giornalisti le statistiche alla fine di ogni quarto, particolarmente carina. ‘Quanta gente ha chiesto il tuo numero?’ la domanda. ‘Nessuno, però un sacco di uomini mi hanno chiesto il nome per aggiungermi su facebook’ la risposta. Cioè, è come se una squadra che può andare direttamente ai gironi di Champions League decidesse volontariamente di partire dai preliminari. La gente sono strani, ma per davvero.
- Noto allenatore di serie A, rivolto ad altro noto allenatore di serie A: ‘Mi dici questo con chi lo accoppio in Euroleague, che non si regge in piedi?’. Per i distratti, si parlava di difesa e non di pratiche sessuali.
- Il webmaster di questo sito era alla sua prima Final Eight dal vivo e l’ha vissuta per intero attraverso lo schermo della sua macchina fotografica digitale. Scattando 1435 foto in quattro giorni ha battuto tutti i fotografi ufficiali dell’evento. A fine giornata, il resoconto era: ‘Io ho fatto dieci interviste’, oppure ‘io ho scritto quattro articoli’, o anche ‘io ho montato ventitre video’. Lui: ‘Io mi sono fatto la foto con Eze e Lavrinovic’. Celebre la sua passione per lo scatto in ascensore a ogni salita e discesa davanti allo specchio (?), o l’autoscatto nei tragitti in macchina, si pensava lo facesse per taggare e taggarsi su facebook al ritorno. Invece, è tra i rari individui a non essere iscritto. Per quella gente che sono strani, aggiungete un altro gettone.
- Se pensate che i momenti di tensione agonistica abbiano avuto il loro culmine nello spintone di Brown a Ford e nella rissa tra Eze e Soragna, sappiate che non è vero. E che il momento più critico si è toccato proprio dopo che il capitano della Benetton era stato separato a fatica dal nigeriano della Montepaschi. Un noto fotografo, quello della seconda parte del binomio che permette a noi di mostrarvi le immagini più belle del campionato, era pronto a immortalare la lite tra i due giocatori, quando ecco comparire davanti al suo obiettivo un noto cronista di un quotidiano rosa, che lo impalla e gli fa perdere il momento. I due sono visti litigare animatamente prima sotto il canestro più lontano, poi sotto quello più vicino, cinque minuti dopo sono ancora a sbraitarsi in faccia davanti all’ingresso della sala stampa. Uno lo aggredisce accusandolo di essersi messo in mezzo come un sacco scrotale, l’altro si difende sostenendo di avere ragione, nessuno ha il coraggio di separarli. Per fortuna, la faccenda si sgonfia da sola. Per entrambi, due giornate di squalifica, ridotte a una, sostituita con un’ammenda pecuniaria che ha permesso loro di partecipare alla finale, come Eze, del resto.
- E se invece pensate che siamo dei matti a registrare le interviste al freddo e al buio, sappiate che le disposizioni della Virtus ci hanno impedito di farle in ambienti più consoni. Niente luci o sala stampa, ma nemmeno corridoio o sgabuzzini. Proprio in mezzo alla strada, con giocatori eliminati o coi capelli fradici che giustamente non avevano la minima voglia di prendersi le bordate di tramontana trasversali che soprattutto a tarda sera infestano la Futurshow Station. Questo fa scopa con l’incredibile buffet messo a disposizione della stampa, ricercato sì, fruibile meno. Alici marinate, melanzane alla parmigiana, insalata di polipi, insaccati. Al ristorante è la tua felicità, se hai ventiquattro secondi per mangiare prima di tornare al lavoro non il massimo della velocità. Quando anche i dettagli sono organizzati come si deve, è un vero piacere.
- Scusate la brutalità, e se non siete pronti a sopportarla saltate pure questo ultimo paragrafo. Serata di sabato, a cena dai Ragazzi, ristorante che lo scorso anno alla nostra offerta di sponsorizzare la trasmissione Tripla Doppia rispose chiedendo quanti soldi eravamo disposti a dargli. Arriviamo che è tardi, un cameriere di ampia origine napoletana dà segni di insofferenza visto che invece di andare a casa è costretto a mettere in forno cinque pizze (tra cui la povera di cui sopra) e ci tira in faccia posate e bicchieri. A metà della cena, col locale vuoto, prende in mano il telecomando e si dedica allo zapping. Gli casca l’occhio su Sanremo, che a parte quattro fissati di basket è il vero evento del fine settimana, proprio sulla premiazione del vincitore. Appena se ne rende conto, esplode paonazzo: ‘No, ha vinto Marco Carta, questo è stato votato dalle cinne’ e quindi, rivolto al cantante: ‘Ma vai a fare i bocchini!’. Imprecherà per altri venti minuti, senza sosta, quando si dice che uno la prende bene. Sulla stessa lunghezza d’onda, la mattina si era scoperto che il vero nome di Arisa, vincitrice nella categoria giovani, è Rosalba Pippa. Modalità diverse, quindi, ma stesso risultato per entrambi, forse. La chiudiamo qui, è meglio.


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