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Il quintetto ideale delle Final Eight
23/02/2009, 02:58 - di Marco Bonfiglio


Dopo quattro giorni di grandi emozioni, diamo uno sguardo ruolo per ruolo ai giocatori più decisivi e più belli da vedere della manifestazione
E’ stata una Final Eight tra le più brillanti, sul piano del gioco e dell’equilibrio, degli ultimi anni. Ha vinto la squadra più forte, ma Siena non si è dimostrata imbattibile nella partita secca. Delle squadre parliamo altrove, qui concentriamoci sui singoli, e sul possibile quintetto ideale della manifestazione.
Earl Boykins Il folletto della Virtus Bologna, dopo Natale, pareva non doverci nemmeno essere. A gennaio era stato sotto il decente anche troppo a lungo, nelle ultime settimane ha rimesso in moto i reattori, risultato: probabilmente il miglior play delle Final Eight, anche se non nel senso puro del termine. Ritrovando Ford nel ruolo più congeniale, ha potuto mostrare la parte bella del repertorio: contro Roma ne ha messi 21 e fatto il migliore marcatore della squadra, chiudendo a 9 assist e 28 di valutazione, sfruttando la scarsa attitudine alla difesa individuale degli esterni della Lottomatica per andare in lunetta e fare 10/10. Già flirtando con la doppia doppia, gli è venuta la combo nella semifinale contro Teramo, dove si è infilato nelle crepe provocate da Ford e Terry, e chiudendo a 18 punti e 10 assist. In finale, anche se spesso è stato limitato nel gioco a due dalla difesa di Siena, anche andando a strappi, ha cucito 16 punti con 5 assist e 22 di valutazione, sempre tentando di forzare l’area piuttosto che l’arco, leggendo una partita nella quale, per proprietà fisica e durezza dei contatti, non avrebbe dovuto avere cittadinanza. L’unico esponente del mondo Nba che sta avendo fortuna nel nostro campionato. Non sempre è decisivo, non vince le partite da solo a parte l’ultimo quarto di Udine, ma dimostra ancora una volta che Bologna va dove lui la conduce. Nell’occasione, a due punti dall’impresa monumentale.
Gary Neal Veniva da un momento di eclissi prolungata in campionato, solo una partita delle ultime quattro in doppia cifra, un terrificante 3/21 dal campo contro Ferrara e 5/23 dall’arco. A Bologna è tornato a fare lo specialista del tiro, con il rilascio più veloce dello stivale. Uno dei motivi, forse il principale, per la grande Final Eight giocata da Treviso: contro Montegranaro 22 punti con 4/7 dall’arco, ma anche 5 assist che ne ampliano la gamma di possibilità offensive e 19 di valutazione. Contro Siena ha continuato sulla stessa riga, piazzandone 23 ancora con 4/7 da tre, anche se ovviamente tirando meno bene da due che è stata una costante delle squadre che hanno avuto di fronte la Montepaschi, aggiungendo 3 assist e 17 di valutazione. Tende ancora a scomparire per qualche minuto dalla geografia della partita, ma l’ha messa anche cercando il vetro e si è dimostrato un passatore migliore di quanto abbia detto finora la regular season. Molte delle possibilità di cambiare rotta in trasferta, per Treviso, passano dalle sue mani.
David Moss Qui c’è il segreto, ormai di dominio pubblico, delle fortune di Teramo in questa stagione. In realtà non puoi dire in che posizione giochi, il tre è puramente indicativo perché può essere una guardia sugli scarichi o un quattro che sta spalle a canestro e lavora a rimbalzo. Condisce una grande capacità su due lati del campo a un’eleganza fuori dal comune, ha le mani per tirare dall’arco e la visione del giocatore di carambola quando si avvicina al vetro. Soprattutto, la scelta giusta senza forzature in qualsiasi condizione. Difende, va sulle linee di passaggio, alimenta i compagni e non esce mai con la testa dalla partita. Un piacere vederlo giocare e le cifre dicono la metà del suo impatto, comunque 13 con 4 rimbalzi e 3 recuperi contro Avellino, doppia doppia da 18 con 10 rimbalzi, 3 assist e 26 di valutazione nella semifinale contro Bologna. Questo l’anno prossimo gioca per l’argenteria, non necessariamente in Italia. Dopo un inizio di studio, si è ambientato, è esploso, è l’esterno più bello da vedere per movimenti e letture tattiche del campionato. Tanto che, senza essere blasfemi, a tratti ricorda l’Anthony Parker visto a Roma.
Shaun Stonerook Il giocatore più intelligente del campionato, ancora in crescita rispetto alle stagioni precedenti. Che sia lui il cervello alternativo di Siena non ci sono dubbi, diventa il primario in finale quando McIntyre litiga insolitamente con la leadership, ma prima aveva fatto altre pentole e coperchi. Contro Cantù si era limitato a difendere su Toure e Pinkney, senza disdegnare 6 punti, 6 rimbalzi e 3 assist. Contro Treviso numeri simili, per arrivare alla finale dove dopo il primo periodo aveva già un fatturato da partita completa e il titolo di mvp in tasca. Per il totale, fate 10 punti, 14 rimbalzi, 5 recuperi e 25 di valutazione. Come per Moss, le cifre non valgono niente se vedete come spezza il pick’n’roll di Boykins, come abbia le calamite sui polpastrelli anche su rimbalzi non di sua proprietà, come in difesa abbia sempre una posizione perfetta, sempre ai limiti dell’infrazione, mai oltre. Un trattato di basket, fondamentali e capacità di interpretazione della partita, per questo un numero va citato. Siena vince le Final Eight concedendo il 38% da due a Cantù e Treviso, il 36% alla Virtus Bologna. Quanto merito c’è del ricciolone in queste statistiche inutile enfatizzarlo. E dal vivo fa ancora più spavento. Una macchina perfetta dentro un’altra macchina altrettanto perfetta.
Sharrod Ford e Benjamin Eze Facciamo uno strappo e mettiamone due tra i centri più efficaci, per motivi differenti. Il primo è tornato quello visto a Montegranaro, ma a un livello più alto e pressioni da risultato più estreme, vederlo saltare resta uno dei momenti sublimi del nostro campionato. Comincia con la vittoria su Roma, dove oltre ai 17 punti e 7 rimbalzi mette la museruola a Hutson nell’ultimo periodo, espone la prestazione perfetta contro Teramo: e se è vero che un centro vero la Bancatercas non ce l’ha, nonostante lo strepitoso Amoroso, bisogna sempre metterli 26 punti con 10/15 al tiro dopo otto centri consecutivi, 14 rimbalzi, 5 stoppate e 38 di valutazione nella prestazione individuale più rilevante del torneo. Vero che in finale, contro avversari di altro livello, si ferma a 7 punti e 4 perse, ma il suo lavoro a rimbalzo, 10 con 4 offensivi, non va dimenticato. Non sarà mai un centro da movimenti spalle a canestro contro la difesa schierata, ma per energia e dinamicità su due lati del campo non c’è un nome più divertente da vedere nell’intero paese. Probabilmente più adatto alla singola partita che alla serie playoff, ma questo solo il campionato lo dirà.
Per Eze, se si vuole perdonare la follia su Soragna alla fine della semifinale, parlano prima i numeri: 14, 7 rimbalzi e 2 stoppate contro Cantù, 8 e 9 rimbalzi con 3 stoppate contro Treviso, 11, 5 rimbalzi e 3 stoppate contro Bologna. Insieme a Stonerook, il vero bastione invalicabile per chiunque dentro quell’area e una dimensione atletica come nessun altro in questo torneo. Che potesse giocare il pick’n’roll era notizia appurata, ma lentamente sta mettendo nel repertorio movimenti da lungo di rango. La virata con semigancio laterale per esempio, un velenoso tiro frontale dall’angolo, la finta dopo ricezione per avere un angolo migliore e appoggiare al vetro. Segna ancora i liberi a intermittenza, ma sono dettagli. Siena vince il torneo con la difesa, lui ci mette anche la costanza in tre partite dall’altra parte. E senza il compagno di blocca e taglia, in finale riesce lo stesso a essere decisivo.


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