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VIRTUS ROMA

Non ci sono novità, ma voi dovete venire al palazzo (e magari abbonarvi per l'anno prossimo)
10/04/2012, 21:55 - di Marco Bonfiglio




Questa, in pratica, la sostanza dell'intervento in conferenza stampa del vicepresidente D'Antoni sul futuro della Virtus. Nessuna novità su un possibile acquirente, ma tante frasi rimasticate dal passato più inutile. Oltre a un'incredibile richiesta al pubblico per la prossima stagione



E in una primavera calda e soleggiata, all'improvviso alla Virtus si resero conto di quello che già era noto a tutti tranne loro: 'Abbiamo notato una cosa significativa e allo stesso tempo preoccupante, siamo la squadra con meno spettatori in media pure avendo prezzi tra i più bassi in Italia.' A dare il lieto e inaspettato annuncio è il vicepresidente Sergio D'Antoni, che da Toti era stato riportato al Palazzetto con l'intento di gestire il passaggio tra lui e il prossimo, tuttora inedito, proprietario della squadra. Quindi incredibilmente si scopre che nonostante i prezzi stracciati, la gente non viene al palazzo. Di chi sarà la colpa? Da che dipenderà questa tendenza?

Secondo D'Antoni, in linea di massima, è colpa dei romani: 'se chi ama il basket a Roma vuole che questo sport rimanga in questa città deve valutare che non ci sono solo i grandi eventi ma anche i Campionati “normali” e la partecipazione “normale” a questa attività. E’ fondamentale che già dalle gare che mancano alla fine della stagione ci sia una partecipazione massiccia.'
Geniale, e suona quasi come una minaccia: volete la pallacanestro? E allora venite anche nelle partite che hanno meno appeal. Tralasciando che quest'anno la gente non è andata nemmeno alle partite di cartello, tanto in Virtus sicuramente se ne renderanno conto a occhio verso l'estate, vale invece soffermarsi su queste parole, riprese direttamente dal più stantio luogo comune, oltre che verificato errore storico. Prendendo spunto da un'intervista di Valerio Bianchini al Corriere dello Sport (e ricordando che Bianchini è uomo di basket, e di basket romano molto più competente di chiunque altro stipendiato Virtus), si parla di un bacino di utenza enorme, soprattutto all'Eur, di amanti di questo sport che popolano Roma. Ora: come mai, se esiste questo amore, non c'è pubblico quando gioca la Virtus? Due ipotesi: o si sbaglia Bianchini, o si sbaglia D'Antoni.

Bianchini non si sbaglia: la gente a Roma ha sempre risposto quando c'era qualcosa per la quale emozionarsi. Non ogni tanto. Sempre. Dal Palaeur pieno quando si andava a retrocedere, a una squadra che arrivando sesta in regular season ne portava seimila di media al palazzo, fino anche all'era Toti. D'Antoni si sbaglia: la gente non va solo alle partite importanti. Va quando c'è un motivo per andare. E non si tratta di vincere. Ma di emozionarsi. Se l'anno di Parker e Santiago si fosse giocato al Palaeur, sarebbe stato pieno ogni domenica, così come lo era il Palazzetto. Si riempì il Palaeur, dopo che fino a dieci giorni prima era vuoto il Palazzetto, quando Hawkins e Edney eliminarono Siena. Erano quarti di finale, non finale. Si riempì di nuovo l'anno dopo, contro gli stessi avversari. Perché c'erano emozioni in ballo, e il pubblico le annusava. Si riempì molto meno nel 2008, nonostante la finale. E non è un caso, come non è un caso che il declino di pubblico sia irreversabile da cinque anni a questa parte. La gente non si identifica in questa Virtus, né con Toti. E non va al palazzo. Più facile di così.

Ma ecco D'Antoni, che dopo avere certificato che la gente non va al palazzo, senza domandarsi per quale motivo, continua. Lui, l'uomo che è stato riportato in Virtus anche per trovare un acquirente: 'Posso dire che fino ad ora non ci sono novità, non c’è nessuna iniziativa, nessuna presa di contatto, nessuna dimostrazione di volontà di affrontare il tema. Noi siamo pronti a valutare quando qualcosa ci verrà proposto ma fino adesso non è avvenuto. Siamo quindi in una fase delicatissima in cui l’affetto e l’amore del pubblico sarebbero indispensabili anche per completare bene questo campionato.' Quindi nessuna novità, anche se è noto che potrebbe presto presentarsi un'offerta da un pool di società romane, capitanate da Santi della Lazio Basket, ma ovviamente, pubblicamente, non se ne può ancora parlare. Si indice però una conferenza stampa per dire che non ci sono trattative, ma che la gente deve stare vicina alla Virtus in questo momento delicato.

Il leit motiv della gestione Toti: chiedere senza dare niente in cambio. A giocatori infortunati, a tesserati di vario genere, ad allenatori e dirigenti. Ai tifosi, soprattutto. Voi dovete stare vicini alla squadra, voi dovete pagare il biglietto, voi vi dovete rendere conto che non tutte le partite sono con Siena o Milano o Treviso e andare comunque. Sì, dite voi, ma in cambio di cosa, se è stabilito che le emozioni sono finite molti anni fa, così come i soldi da investire nella squadra e nella società? In cambio di cosa, se in una conferenza stampa indetta appositamente non viene proposta un'idea, un progetto, una possibilità di rilancio concreta (nel qual caso, allora sì, sarebbe stato corretto coinvolgere anche direttamente i tifosi)? Non è una domanda che dovete fare. E anzi, nonostante vi sia appena stato detto che non c'è neanche l'ombra di un acquirente, D'Antoni vi dice che dovreste fare anche un'altra cosa: 'Pensiamo di lanciare come segnale, vedremo come farlo, magari una formula che veda mille persone disposte a sostenere la squadra con la prenotazione di un abbonamento per la prossima stagione.' Capito? Il segnale lo dovete dare voi, nonostante la vostra passione sia stata pugnalata al cuore da chi vi chiede di crederci adesso. Andate al palazzo ora (ma ricordatevi di andarci lunedì contro Teramo, che la Virtus vi vuole vicini ma vi ci vuole nei giorni lavorativi perché la domenica il Palazzetto è occupato da altre attività). Abbonatevi, pagate per una squadra che l'anno prossimo potrebbe non esistere. Che primavera scoppiettante: prima si accorgono che la gente non li sopporta più nonostante i prezzi bassi, poi propongono alla gente di investire su un prodotto di cui non si conosce il futuro al buio, come a poker. Prodotto non è una parola casuale: perché questa Virtus è gestita come un'azienda familiare, come una merce qualsiasi da esporre in vetrina col prezzo che ogni anno si abbassa un po' e il bottegaio che spalanca le braccia e non si capacita del perché la gente non la compri. Mica gli viene in mente che quella merce è marcia, è guasta, fa anche cattivo odore e non piace più a quasi nessuno. Si lamenta con gli acquirenti perché lui ha abbassato il prezzo, e questo basterebbe a convincerli a comprarla. E anzi, che cosa fa? La toglie dalla vetrina e chiede agli acquirenti di versargli una colletta per quella che metterà in commercio l'anno prossimo, senza nessuna garanzia che esista non solo la merce, ma anche la vetrina.

Costoro hanno distrutto il basket a Roma. Non esiste modo perché possano salvarlo, se vanno a elemosinare la passione della gente dopo che quella passione hanno fatto di tutto per assassinarla. La necessità è che se ne vadano. La speranza è in qualcuno che venga dall'esterno ad accollarsi un lavoro enorme ed infame, prendere la Virtus, riaccendere la passione e i contatti con le altre società (perché questi, oltre alla passione della gente, hanno distrutto anche la collaborazione con le realtà vere del basket romano. Da questo punto di vista un gruppo di società potrebbe essere una soluzione interessante, anche se di difficile gestione: c'è bisogno di gente che viva e conosca il basket dal basso dei campi e delle palestre, non dall'alto della sede di un gruppo edile). Perché altrimenti, viene fuori una giornata come questa: dove la colpa è vostra se non andate più al palazzo, e dove eventualmente sarebbe bello se metteste anche qualche spicciolo per la squadra del futuro. Vi si chiede fede cieca (e soldi) dove fino alla settimana prima si stavano svendendo giocatori perché nemmeno loro credevano più ai playoff. E sì che il Vaticano è a due passi, ma così è davvero troppo.





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