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Roma-Ferrara, la vittoria passa dalle motivazioni
26/02/2010, 15:15 - di Emanuele Blasi


 
 Sarà una lotta di convinzioni (Ciam-Cast) |
La Carife per salvare la sua stagione e non retrocedere, la Virtus per dare continuità dopo la pausa di Coppa Italia e cancellare Avellino con i suoi strascichi di classifica. Tra un posto nei playoff e uno nella Lega A del prossimo anno, vincerà la voglia di dare spazio alla propria volontà di prendersi i due punti. Ma la stagione insegna a non fidarsi di nessuno
Lottomatica Roma – Si ritorna a fare sul serio, almeno per Roma che ha guardato giocare a basket tutte le serie realtà cestistiche sparse nello stivale restandone fuori. Arriva Ferrara, e a differenza di due domeniche a questa parte, gli uomini di Boniciolli guardano gli avversari dall’alto verso il basso, preoccupandosi più di un eventuale passo falso che confrontarsi direttamente su un possibile scontro da playoff. Per una squadra che deve rincorrere all’infinito, non c’è peggior confronto con una formazione che, ultima in classifica (tolta la Martos Napoli che ormai non fa più testo), può far abbassare la guardia e sentirsi i due punti in tasca. Al Palaeur si dovrà lottare più del solito, con diverse pedine acciaccate, Gigli in settimana ha avuto un problema ad un ginocchio ma ha svolto gli ultimi allenati regolarmente, Winston si deve rimettere da un risentimento muscolare della coscia stringendo i denti, e Datome e Minard sono ancora fuori dai giochi svolgendo lavori differenziati. Preoccupano loro per domenica, mentre i primi due saranno regolarmente a fianco di Boniciolli a meno di ricadute importanti nelle rifiniture.
Carife Ferrara – Prima Roma poi Siena, Ferrara deve abbandonare in fretta i sorrisi di due settimane fa meritatamente presi nello scontro retrocessione vinto con Cremona. La settimana, come quella romana, da partecipante al torneo di Lupari, ha lasciato un giovedì di ulteriore riposo per gli uomini di Valli, tranne Grundy e Jackson che hanno svolto lavoro differenziato in sede. Su i due, comunque, non arrivano notizie negative, e il roster è al completo. Con uno Sharron Ford e Sven Schultze in più, nuovi arrivi di gennaio e febbraio.
Ricordi – Se si guarda lo scorso anno, due sconfitte e zero punti per Roma, che nel Palazzetto dello Sport cadde sotto i colpi di Allan Ray e della voglia generale degli ospiti di restare in quella Serie A appena conquistata, senza contare che la sconfitta mesi prima in terra romagnola, portò le dimissioni di Repesa e l’avvento di Gentile. Quest’anno il 71-88 al PalaSegest portato a casa dopo il disastroso inizio di campionato, significò per Roma una piccola rinascita di risultati. Insomma, una partita che ha avuto sempre il suo dire pesante per entrambe, nonostante conti solo 3 confronti all’attivo.
I numeri, le chiavi – E’ più forte la voglia di Ferrara di rimanere nella massima divisione o quella di Roma di mettere un altro tassello nella corsa ai playoff? La gara di domenica è tutta su questa sottile domanda, quanto può spingere la Carife una vittoria in coda contro Cremona verso la salvezza, e in che modo può stimolare la sconfitta pesante subita dalla capitale ad Avellino. Oltre all’aspetto tattico, una convinzione dei propri mezzi, e quelli di Roma sono senza dubbio più importanti, farà la differenza. E in questo la Virtus trova il suo ostacolo più grande. A preoccupare il mondo romano i piccoli particolari che cambiano la sua stagione, vedi il terzo quarto della sfida in terra campana, i 7 minuti finali Cremona, i fantasmi di Bologna. Particolari che diventano macigni quando dimostrano, in maniera inequivocabile, come Roma sia capace di tutto e niente nello stesso istante. Una piccolezza importante su un roster che ancora latita in qualche tassello e non riesce a trovare una sua collazione fissa fuori dall’infermeria. A guardarla di sfuggita, il pensiero che Ferrara possa essere un ostacolo per i capitolini non può passa nella testa di nessuno, ma se ci si ferma un istante va affrontato in tutte le sue sfaccettature. La differenza punti in classifica vuole dire poco, basti pensare ai già citati minuti passati nell’oblio di Cremona (diretta avversaria per retrocedere di Ferrara) per far cadere ogni tentazione di ammettere come il roster romano, certo più forte e completo, debba vincere solo per questo. Come, in parallelo, non si possono dimenticare i passi avanti fatti dagli uomini di Boniciolli negli ultimi due mesi, senza black out da suicidio generale la crescita poteva essere ancora più importante. Per questo, Ferrara arriva in un momento verità che ha poco da dire sul piano tattico ma molto su quello mentale. La costante, e mediocre, qualità di Roma di adagiarsi sul profilo dell’avversario e non sulle proprie forze, spesso porta questa squadra ad essere una rivale di sé stessa prima che delle altre formazioni. Si plasma al suo rivale, e ne mette in mostra pregi e difetti a seconda delle pieghe che la gara prende, soprattutto in trasferta, dove questo aspetto non trova il conforto delle mura casalinghe e delle abitudini quotidiane. Ruota tutto intorno al lavoro che il torneo di San Martino di Lupari ha portato. Lo stop forzato a guardare ancora una volta Siena banchettare nelle Final Eight, aveva portato Boniciolli ad ammettere che questo tempo era molto prezioso, e che i suoi non l’avrebbero perso assolutamente. Sono arrivate due vittorie e buone indicazioni, soprattutto sul piano della voglia e dell’impegno. La Carife, messa in campo, non ha molte sfumature di rilievo, anche se nella sua semplicità presenta un giocatore di ruolo importante in ogni lato del campo, con un plus di uomini nella fase regia in cui Roma soffre di continuo. Farabello,Spinelli e Grundy sono tre pedine da scambiare a piacimento sul posto del play, anche se è l’ultimo a fare la vera differenza con 19 punti di media, materiale per Jaaber e Winston che comunque possono (e devono) dimostrare ancora una maggiore qualità, sia offensiva che difensiva. Fuori ruotano intorno al trio un pacchetto di esterni in cui Luke Jackson né è il giocatore più importante, 15 punti di media ed un inizio di campionato di rilievo, prima della presa di coscienza generale di dover lottare per rimanere nella massima lega. Senza dubbio, l’arrivo da Bologna di Sharron Ford mette più qualità e centimetri sia fuori che dentro il pitturato, i suoi 12 punti di media in 5 gare ne sono la dimostrazione elementare, come l’apporto dell’ultimo arrivato Schultze, amara conoscenza di Roma in terra biellese ed alla seconda apparizione a Ferrara dopo l’esordio vittoria contro Cremona. Con lui in vernice, si accende la possibilità per Valli di un utilissimo lavoro sporco in comproprietà con Nnamaka, soprattutto in fase difensiva, dove Roma però, mette la sua arma migliore, quell’intensità che Boniciolli ha portato fin dalla prima gara e che comunque, anche in una sconfitta, costringe gli avversari ad accontentarsi di un punteggio scarno al di sotto delle medie campionato (vedi Avellino stessa). Lì è la chiave della gara, se Roma mette la giusta intensità in difesa, non ci sembra possa avere grandi difficoltà in attacco, dove il gioco ancora non è del tutto oliato, ma può dare soluzioni continue. Per onor di cronaca, e nonostante le assenze forzate di Datome e probabilmente Minard, va comunque scritto come quello che la Virtus può mettere sul parquet domenica supera ampiamente di livello quanto Ferrara ha di buono. Vitali, Jaaber e Winston, possono offrire una qualità e un gioco a Roma che basta ad avere la meglio su quello avversario, e in vernice, visto il Crosariol da 22 punti a Lupari, e con Hutson e Gigli, le preoccupazioni scendono almeno di un grado. Sempre premettendo che stiamo scrivendo della Virtus, e non della banda vista nel terzo periodo di Avellino. Menzione speciale a capitan Alessandro Tonolli, che se riuscirà a ritagliarsi un entrata in campo, festeggerà le 550 presenze in Serie A (2615 punti). Ovviamente, anche con due punti in più in classifica.


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