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Roma: non cambierà niente?
21/01/2010, 12:07 - di Marco Bonfiglio


Boniciolli manda sul mercato la squadra. Bottai lo riprende dicendo che non parlava sul serio. Toti non è contento delle dichiarazioni del coach. Il roster si vorrebbe rivoluzionato, ma i nuovi giocatori andranno finanziati con la cessione di quelli che ci sono ora. Che nessuno vuole. Ecco perché il rischio è che non ci saranno cambiamenti radicali
Facciamo un quadro tecnico-tattico di come si è giunti al paradosso estremo della gestione totiana, o se preferite un capolavoro al contrario che negli intenti vorrebbe muovere mezzo roster e nella pratica probabilmente non porterà a niente. Ma prima, una premessa per fare ancora capire, se ce ne fosse bisogno, qual è la linea filosofica seguita dalla Virtus nei propri intendimenti. Vi domandavate come mai Gentile fosse così strenuamente difeso dalla società a discapito dei risultati? Prendete le parole del gm Bottai sul Corriere dello Sport di ieri e la incredibile polemica con Boniciolli, che era esploso dopo Bologna. Il general manager, il primo responsabile di questo scempio, dichiara ‘E’ facile adesso dire che la squadra è stata costruita male’. Sì, è facile, dopo averla vista fallire due dei tre obiettivi stagionali e mettere in forse anche il raggiungimento dei playoff. Costoro non ragionano come comunemente succede, con la facile equazione valore della squadra = risultati più o meno soddisfacenti. In un’annata disastrosa citano le rare vittorie, dando loro un valore che effettivamente non hanno. Perché probabilmente, anche a livello statistico, in una stagione piena di sconfitte sono le rare vittorie a essere casuali. Non il contrario. In quel grande capolavoro che è ‘White men can’t jump’ (pessimamente tradotto in ‘Chi non salta bianco è’) Wesley Snipes la spiegava, molto meno poeticamente ma molto più saggiamente, così: ‘A volte il sole batte anche sul culo di un cane’. E quindi ecco che da una parte il tuo coach ritiene che quel raggio non faccia una giornata lucente e manda quasi l’intera squadra sul mercato, accusando di errori gravi nella costruzione il suo predecessore e il gm, che da parte propria dice ‘Boniciolli quelle cose non le pensava davvero’. Con Toti che si dichiara infastidito dalle dichiarazioni del suo nuovo allenatore, si capisce perché Gentile fosse perfetto: dentro la Virtus Roma, dire le cose come stanno non è possibile. E se per sbaglio succede, non avevano davvero quel significato. Toti in ottobre scriveva personalmente a chi osava affermare che Jaaber non fosse un play, rimproverando quanto fosse audace tale affermazione: adesso che il medesimo concetto l’ha espresso anche il suo coach, è diventato totalmente irreperibile. Ecco perché in quel comunicato parlò di ‘un nuovo allenatore e una nuova occasione persa’. Lui mica lo voleva un nuovo coach: figuriamoci mettersi in casa uno che spiattella la verità sui giornali. Una verità che poi è molto semplice: si è lavorato male e questi sono i risultati. La presunzione e l’orgoglio di non metterci mai una dose di responsabilità personale è un’altra caratteristica che accomuna lui, Bottai e Gentile. Lo abbiamo già scritto, che ama circondarsi di gente che ragiona come lui. Che è un altro motivo per il quale il gm responsabile di questa sorta di catastrofe è ancora al suo posto, e ci resterà chissà ancora per quanto.
Dunque, posto che Boniciolli quelle cose le pensava davvero, e ribadito anche da lui che la squadra è stata costruita male e senza criterio, adesso bisognerà sistemarla. Cioè intervenire. Cioè fare le cose con un criterio preciso. Ma ecco che ciò diventa praticamente impossibile: i giornali nei giorni scorsi hanno ognuno scritto di trattative da varie parti d’Europa per Hutson, Jaaber, Winston. Sul piatto ci sono anche Giachetti, Tourè, Minard, De La Fuente. La cosa è impossibile non solo perché mandare via tutti comporta l’arrivo di molti altri, ma anche perché una società che vuole vendere, e lo rende pubblico al mondo, si trova in una situazione di debolezza. Che è appunto la situazione nella quale Roma si trova quasi sempre sul mercato invernale, ed è un altro dei motivi per il quale la riparazione di febbraio spesso è inferiore alle attese, oltre che alle necessità. Esempio lampante: per Jaaber la Virtus chiede un’uscita di 500.000 euro e il contratto del giocatore scade in estate. Nessuna società sana di mente, a meno che non abbia soldi da buttare a casaccio, spenderebbe mezzo milione per un esterno che sarà libero tra sei mesi. E che fa la Virtus? Stabilisce in Jaaber l’uomo con cui fare cassa subito. Perché?
Perché, e questo è evidente adesso come lo era in estate, i rubinetti della Virtus sono chiusi. Scordatevi che questa squadra compri qualcuno, se prima non avrà venduto. Acquisterà solo con i soldi (eventualmente) derivanti dalle cessioni. Altrimenti, resterà com’è. Emblematico da questo punto di vista quanto riporta oggi il Corriere dello Sport: Toti non ha intenzione di sborsare altro denaro ed è convinto che questa squadra vada bene così, magari aggiungendo un play che sostituisca o affianchi Jaaber. Quindi niente investimento monetario se prima non entrano altri soldi, la convinzione smentita dai risultati che questa squadra non sia poi tanto male, il pensiero che un play possa risolvere i problemi con o senza Jaaber. Gli intenti non stanno insieme nemmeno con la colla: se Jaaber è l’uomo che finanzia il mercato, senza i soldi della sua cessione non arriva nemmeno un play, che quindi non potrà affiancarlo. Se Toti non ha intenzione di spendere, evidentemente la squadra rimarrà com’è. Ma la squadra rimane com’è anche perché i giocatori che ha attualmente non hanno richieste: alcuni perché semplicemente scarsi e poco appetibili dopo anni di miserie (Giachetti), altri perché gli è stato fatto firmare un contratto triennale (Tourè) senza logica, altri ancora perché non si incastrano con le esigenze tattiche di chi si muove sul mercato (non dimenticando che parliamo di giocatori spesso inseriti in un contesto tattico diverso dal loro ruolo naturale, e quindi di difficile collocazione anche per chi deve pensare di prenderli).
Muoversi diviene quindi impossibile, perché un movimento in entrata è generato solo da un movimento in uscita, ma il movimento in uscita è di fatto impedito da ciò che è stato fatto dal precedente movimento in entrata, quello estivo. Perciò ricapitolando c’è un allenatore che manderebbe volentieri a casa i propri giocatori ma rischia di dovere lavorare ancora a lungo con loro (per non parlare di come reagiranno i giocatori a lavorare per un coach che li vorrebbe altrove), un gm che da una parte non considera veritiere le parole del coach ma dall’altra cerca di sistemare altrove quei giocatori e non ci riesce, vittima delle proprie stesse mosse estive. E un presidente che tace, nell’intento nemmeno troppo nascosto di passare come l’appassionato vittima di numerosi tradimenti esterni (tifosi, giocatori, città), invece che dai propri numerosi investimenti sballati interni. Se succederà qualcosa sarà solo per fattori lontani dalla capitale, casualità, congiunzioni favorevoli, come altre volte è successo in passato. Perché Roma nella gestione Toti ha anche un’altra grande colpa: quella di non essere mai stata veramente padrona del proprio destino, messa in trappola dalla mancanza di capacità cestistiche e da mosse che dovevano arginare il presente e impedivano di programmare il futuro. Per finire con questo quadro che è l’emblema supremo di tale situazione: vorremmo fare qualcosa, ma rischiamo di non riuscire a fare niente.


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