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L'Italia perde finale e faccia
04/07/2009, 16:34 - di dall'inviato Emanuele Blasi


 
 Ancora delusione Italia (Ciam-Cast) |
Surclassati dalla Turchia nella finalina dei Giochi del Mediterraneo per 88 a 71, gli azzurri perdono anche il posto più basso del podio, tanta confusione e pochissime idee per un gruppo già mentalmente in vacanza. Nel rammarico vanno trovate le cause di un involuzione ormai palese. E da tempo
Una finale è una finale. Sempre. E un conto è giocare, un conto è scherzare. L’Italia vista a Roseto proprio nella finale per il terzo e quarto posto ai Giochi del Mediterraneo ha scherzato per tutti i 40 di gioco, non ha saputo mai essere incisiva se non per i primi 5 minuti, ha regalato una delle partite più brutte mai viste dalla Nazionale fino ad oggi. Di contro la Turchia non poteva chiedere di meglio, corre, gioca, tira con percentuali da finale, da spettacolo e calpesta gli azzurri in maniera troppo evidente. Per vedere la prima tripla degli uomini di Recalcati occorre attendere ben due quarti e mezzo, prima uno 0/12 che se lo dici ad alta voce ti prendono in giro. Con tutte le attenuanti del caso (infortuni?), ma sinceramente una batosta del genere in casa, con i nostri tifosi e dopo la finale sfumata solo due giorni fa contro la Croazia, non lascia molto all’interpretazione. Ci sono dati precisi: Turchia 61% dal campo, 35 rimbalzi, 11 assist e quattro dei suoi in doppia cifra, Italia 35% dal campo, 27 rimbalzi, 9 assist e tre in doppia cifra. Con un 3/24 dal perimetro imbarazzante. Cosa aggiungere? Si parte già male, buone notizie per la Turchia, completamente recuperato Solak, brutte ancora per l’Italia, fuori Datome. Tre minuti per studiare e ricordare l’avversario di tre giorni fa, poi la Turchia cerca di fare il vuoto intorno a lei, e aiutata anche da un Italia mai così scombinata in difesa affonda un primo colpo con Guler al sesto minuto e continua a colpire gli azzurri dal perimetro, alla fine sarà 6/7 da tre solo nel primo quarto. Ad arricchire il bottino dei tre punti passano tutti, prima Atsur, poi Demirel e addirittura Nalga, ad un minuto dalla fine del primo periodo è già 26-15, con Recalcati che cambia più volte regia (fuori i fratelli Cinciarini dentro Maresca e Bolzonella) senza trarne nessun risultato effettivo. Si chiudono i primi 10 minuti sul 32-17 turco, per l’Italia poche conclusioni ad alta percentuale e scarsa precisione (vedi lo 0/5 dal perimetro). Ti aspetti la reazione nel secondo quarto, ma niente, gli azzurri continuano a faticare in attacco, segnando solo 7 punti in 10 minuti, mentre gli avversari scherzano ancora e si permettono anche un assist di Guler schiacciato sotto le gambe con relativa inchiodata di Hersek del 43-20. Italia alle corde, Atsur continua a bucare da ogni parte, con l’immagine di Aradori che nel silenzio totale di squadra prova l’ennesima tripla senza fortuna e torna a difendere alla disperata stoppando l’ennesima penetrazione di Demirel. L’Italia che non ti aspetti è in campo, 0/12 dal perimetro, senza rigore, senza idee, con poca benzina in corpo, con il messaggio dato di non volerla giocare per niente questa finale. I 15 di riposo non portano consiglio, al rientro il terzo periodo vola via come niente per la Turchia ed è infinito per l’Italia, il punteggio sul suono della sirena non rallegra nessuno, 77-47, 30 punti da chi solo tre giorni fa veniva portato a tre supplementari con una gara degna del nome Italia. E i giocatori sono gli stessi. Evidentemente è la testa e le gambe a cambiare, perché tra lo stuporer generale (nessuno si apsettava una prestazione del genere degli azzurri), c’è solo l’allegria, se così si vuole chiamare, della prima tripla messa della gara, come detto prima la segna Aradori che il suo alla fine lo fa (21 punti). E se erano infiniti i minuti del terzo quarto, provate ad immaginare gli ultimi, con gli azzurri a passeggiare e la Turchia a correre, il film dell’intera gara. Si passa così a flebili tentativi di rimonta (più per il pubblico che per i giocatori) con Rinaldi e Aradori, tutto fumo e niente arrosto. Anzi niente canestri, perché il tabellino dell’Italia fatica in maniera assurda a sbloccarsi dal 50 punti mentre quello della Turchia già supera gli 80 al 32’. Finisce 88-71, tra gli applausi comunque (che giriamo a tutti gli spettatori del palazzetto di Roseto) e una prova davvero incolore di tutta la squadra azzurra, arrivata qui per l’oro e tornata a casa con il minimo sindacale, un quarto posto che fa riflettere (ancora una volta) tutti gli addetti ai lavori. Compreso, ovviamente, Recalcati: "Abbiamo palesato le pecche manifestate durante tutto il torneo: sotto canestro la squadra soffriva troppo i lunghi avversari ed è andata così anche quest'oggi. In altre circostanze eravamo riusciti a rimediare con ottime percentuale da fuori e manovre d'attacco fluide: non ci siamo ripetuti sugli stessi standard, di qui lo scarto finale così penalizzante per noi. E' una sconfitta pesante, ma dobbiamo farne tesoro per il futuro: le vittorie vanno cancellate in fretta, le sconfitte no. Avremmo potuto onorare maggiormente l'Abruzzo con Poeta e Mancinelli, abruzzesi doc: i loro infortuni non ci hanno consentito di portarli, ora valuteremo le loro condizioni per il raduno di domani a Bormio in vista degli Europei. Di questo gruppo rimarranno solo Datome e Crosariol, ma Aradori e Cinciarini sono pronti a subentrare come riserve ed hanno dimostrato in questi giorni di essere in salute: ci sarà anche Hackett, speriamo che tutti i ragazzi si presentino in buone condizioni. L'Europeo è un traguardo che non possiamo davvero fallire". A Bormio ci andrà la nazionale dei cosidetti “big”, come detto domani. Che sarà (e deve essere) un altro giorno.


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