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VIRTUS ROMA

Il disastro è completo, Roma cade con Biella e dice addio ai playoff
27/05/2009, 00:28 - di Cristiano Buffa




La disperazione sui volti di Bodiroga e Bottai (Ciam-Cast)

Insensata prestazione della Lottomatica, che cede contro un'Angelico più determinata e volitiva, e saluta il campionato nel modo peggiore. Finita l'avventura, ora è giunto il tempo dei processi



 

L’amarezza è grande, il rimpianto pure. Resta solo incredulità per una serie letteralmente gettata al vento dalla Lottomatica peggiore degli ultimi cinque anni, quella costruita per contrastare lo strapotere di Siena e invece incapace di mantenere inviolato il proprio campo contro una squadra tosta, talentuosa, ma comunque inferiore alla capitale. A questo punto, dopo l’ennesima stagione di proclami cui non sono seguiti risultati di rilievo, si attende con ansia la spiegazione (quella vera, non le farneticazioni da sala stampa su presunti disegni politici) di questo disastro da parte dei protagonisti principali, a partire dal presidente, passando per la dirigenza, finendo con il coach e la squadra. L’opera di distruzione dell’ennesima stagione del “poteva essere” si completa con la quarta sconfitta interna in campionato, stavolta decisamente più amara delle precedenti. La cornice di rabbia dei tifosi romani, accompagnata dalla felicità dei supporters biellesi, non fa che aumentare l’assurdità di una serata che sintetizza alla perfezione la stagione capitolina: l’immenso valore del roster a livello di talento fa scopa con una gestione insensata delle potenzialità e dà come risultato il caos di un’annata tra le più deludenti della storia della società. Non avrebbe senso cercare un significato nel suicidio collettivo della Virtus, ma ci proviamo lo stesso per onorare l’impresa di una squadra, Biella, che ha dimostrato di poter superare con la determinazione le difficoltà e le insidie che un playoff nasconde.


I numeri – La chiave della vittoria rossoblu sono le percentuali dal campo: in un secondo periodo pazzesco, L’Angelico trova sette canestri da tre punti, che contribuiscono al 12/23 finale, una scure sulle ambizioni di Roma. Non esiste squadra che possa vincere a pallacanestro senza difendere, e allora i conti tornano se Biella chiude la gara senza domani con un complessivo 56% dal campo, grazie al quale non pesa più di tanto il 15/23 ai liberi. La cosa più incredibile è che la Virtus chiude con più rimbalzi, più recuperi e più assist, ma dato che lo scopo del gioco è infilare la palla nel canestro Biella la porta a casa con pieno merito. Il vero protagonista è Bechi, che sovverte il parziale negativo della sua squadra (7-27 a cavallo tra il terzo e il quarto periodo) con un timeout che riaccende l’Angelico, condannando la Virtus ad una sconfitta meritata. Non era pensabile passare il turno giocando soltanto venti minuti, e il 79-83 finale è la naturale conseguenza di una partita che la Lottomatica ha gettato al vento in un modo sconcertante.


I protagonisti – A sentire il pubblico ospite a fine partita, l’eroe sembra essere Garri, ma il lungo piemontese cede ancora una volta all’emotività e chiude la sua partita con otto minuti di nulla. Bechi si affida molto al secondo quintetto, e grazie alla panchina la porta a casa: Aradori gioca un secondo periodo eccezionale, mettendo tutti i suoi 8 punti nell’allungo ospite, ma è Smith il rebus principale per la difesa giallorossa. L’americano, silente nelle prime quattro gare, si sveglia al momento giusto mettendo a segno i canestri più importanti e tenendo a contatto Biella nel momento peggiore dei suoi. Roma non trova alternative ai giochi in area ospiti, concedendo il pitturato a Gist e Brunner come mai era successo al PalaEur; il risultato è un 42 globale di valutazione per gli americani, con la chicca del canestro in allontanamento del lungo arrivato a stagione iniziata dal fallimento di Capo d’Orlando, che ha concesso il vantaggio decisivo all’Angelico nel minuto finale. Spinelli chiude i conti dalla lunetta, confermandosi bestia nera dei capitolini come ai tempi di Napoli grazie agli otto punti messi a segno nell’ultimo periodo.


La cronaca – Quintetto classico per la Virtus, Douglas in marcatura su Gaines e De la Fuente su Jerebko. E’ proprio il caraibico ad aprire le danze con una tripla, ma Biella supera l’empasse iniziale in attacco e rimonta per il 4-5 dei primi tre minuti. Ritmo alto nel primo periodo, le squadre sentono la pressione della gara senza domani e le mani tremano al tiro. Jaaber ne mette quattro di fila, Gaines e Gist sorpassano 10-8. De la Fuente sfrutta il mismatch con Gist e mette una tripla dopo tre errori consecutivi, il quintetto basso di Roma paga contro i tre lunghi di Biella grazie al canestro in contropiede di Hutson. Non c’è un attimo di respiro, Brunner in post basso e Jaaber in penetrazione portano il risultato sul 15-12 a due minuti dal termine. Sale in cattedra Becirovic: arresto e tiro per il più cinque. Biella non ci sta e trova quattro punti dai lunghi prima che il ferro sputi la conclusione da tre di Datome e fissi il risultato del primo quarto sul 17-16.


La partita ricomincia con la tripla di Aradori per il sorpasso ospite: le percentuali in area per il momento fanno la differenza, con Roma ferma ad un 5/13 in vernice. Fischi arbitrali se ne sentono pochi, nonostante la partita sia molto fisica. Jaaber si perde Aradori che infila il terzo canestro consecutivo da tre per gli ospiti, Roma è in fase di confusione in attacco e Gentile è costretto al timeout. La sospensione non sortisce effetti positivi, Biella allunga il parziale a 13-3 e scappa sul più nove. La Virtus in attacco è solo Becirovic: lo sloveno mette quattro punti di fila dalla lunetta contenendo le sfuriate offensive di un Aradori in serata di grazia. La Virtus allunga il parziale con un 7-3 che la riporta ad un possesso di distanza, ma la pioggia di triple di Biella non accenna ad arrestarsi e rilancia gli ospiti sul più undici con nove punti consecutivi di Smith. La penetrazione di Becirovic fissa il risultato di fine primo tempo sul 34-44, ma Roma ha grossi problemi a trovare soluzioni a canestro, come dimostra il 12/30 complessivo dal campo. L’Angelico risponde con il 7/10 da tre del secondo periodo che, al momento, decide l’incontro, così come i 22 punti segnati dagli uomini partiti dalla panchina, vero fattore del primo tempo. 


Il quintetto del secondo tempo vede Giachetti e Datome in campo, la risposta di Biella è affidata ai soliti Smith e Gaines. Hutson dalla media per i primi due punti, Brunner risponde inchiodando su assist di Smith. Gioco da tre punti ancora di Hutson, si sveglia il palazzo e la partita diventa rovente. Il terzo fallo di Gigli preoccupa in chiave difensiva, Gaines trova ancora il canestro dall’arco per il +8 Angelico. Gli ospiti sono in serata impressionante al tiro, Gaines e Gist allungano fino al 43-56 che sembra tagliare le gambe alla capitale. Gentile prova la zona per difendere il quintetto piccolo, la scelta paga dazio su un tiro dall’angolo di Jerebko ma permette alla Virtus di riavvicinarsi sul 53-59. Biella ora fatica ad arrivare al tiro nei 24 secondi, Roma prova in contropiede, prima con Jaaber, poi con Datome: -5 per entrare nell’ultimo minuto. Becirovic trova il fallo di Smith su un tiro da tre punti, fa percorso netto e fissa il risultato sul 58-61. Garri fa 1/2, Roma ha l’ultimo possesso che Becirovic gestisce contro la zona chiamando al tiro Datome. Il sardo mette la tripla che ferma il punteggio del terzo quarto sul 61-62.


Si ricomincia col sorpasso: Smith sbaglia da tre, Hutson mette il 17esimo punto della sua gara, di cui 10 nel suo fantastico terzo periodo. L’americano è incontenibile, trova il canestro dalla media per il 65-62 che costringe al timeout Bechi. La partita è stata totalmente rivoltata dall’aggressività di Roma, che ora guida contro una spaurita Biella. Ancora Datome dall’arco, Roma si riprende la partita con un 25-6 di parziale che frena le ambizioni ospiti. Gist torna a segnare dopo un’eternità, 1/2 dalla lunetta, ma il contropiede di Roma è fatale e Jaaber trova il gioco da tre punti grazie alla rimessa lunga dopo canestro subito: 71-63. Biella prova a tornare a contatto, ma è frenata dagli errori ai liberi. Datome sbaglia una rimessa e spende il quarto fallo su Gist, l’Angelico torna a meno uno grazie ad un contro parziale di 7-0. Calata la furia agonistica capitolina, la partita continua sul filo dell’equilibrio, con Spinelli pronto a punire ogni errore della difesa giallorossa. Il playmaker napoletano mette a referto quattro punti consecutivi per il sorpasso di Biella sul 75-76. Si entra negli ultimi due minuti con i liberi di Brunner che dilatano il vantaggio ospite a tre punti, prima che lo stesso americano trovi un canestro clamoroso in allontanamento per il 76-80. Becirovic accorcia in penetrazione, Spinelli guadagna due tiri liberi fondamentali a 11 secondi dalla fine. Il timeout più lungo della stagione anticipa la gita in lunetta del napoletano: il secondo tiro è sbagliato, Roma guadagna sul contropiede due tiri liberi per Becirovic a 7 secondi dalla fine. Lo sloveno sbaglia il primo e segna il secondo, Jaaber allunga la sfida in lunetta con un nuovo fallo su Spinelli. Il 2/2 dell’ex-Napoli punisce definitivamente la Virtus, che va fuori nel modo peggiore dal campionato.


PAGELLE


Ibrahim Jaaber 6 – Trova la sua miglior partita nella serie proprio al momento giusto, ma la squadra non riesce a seguirlo e lui stesso si macchia di un paio di turnovers sanguinosi nel finale di gara. I suoi 17 punti contribuiscono a rendere più amara la serata, perché la Lottomatica va fuori proprio nell’unica partita della serie in cui sia l’americano che gli altri due leader offensivi, Becirovic e Hutson, tornano a macinare punti contemporaneamente.


Ruben Douglas s.v. – Il voto non lo diamo, ci limitiamo a sperare che sia fuori dal Raccordo per non rientrare più ancora prima che questo articolo sia pubblicato. Il simbolo del fallimento dirigenziale, l’anello di congiunzione tra le responsabilità di Toti, Bodiroga e Gentile.


Rodrigo De la Fuente 5 – Inizia bene, ma perde totalmente la bussola a causa di Gentile quando viene messo in marcatura su Gist, regalando almeno 6 punti all’attacco ospite. Ci capisce poco nei periodi di buona biellese, è fuori dal campo nella fase del recupero romano. Chiude con 5 punti e 4 rimbalzi, la solita prestazione a banderuola, che viaggia con l’andamento medio della squadra.


Angelo Gigli 4,5 – Insolitamente nervoso, dimostra di sentire moltissimo la partita chiudendo con virgola in punti segnati e 0/5 dal campo. Fa specie vedere un giocatore che conquista 8 rimbalzi chiudere a 2 di valutazione, ma la spiegazione è tutta nell’eccessiva fallosità in difesa e nella totale estraneità alle manovre offensive della squadra.


Andre Hutson 7 – Apre che sembra di stare al Biella Forum, tanto da produrre soltanto 5 punti con 2/5 dal campo in un primo tempo sterile. Nella seconda metà è totalmente un altro giocatore: conclude a canestro nonostante i continui raddoppi della difesa, crea spazio per le penetrazioni di Jaaber e Becirovic, lotta come un leone sotto canestro. I suoi 21 punti e 7 rimbalzi, con 6/8 dal campo nei secondi venti minuti, non bastano a recuperare una partita che è sbagliato pensare persa stasera. E’ una sconfitta maturata a Dicembre.


Sani Becirovic 7 – Aveva bisogno di riposo, si diceva. Questo giudizio su Becirovic è l’unica cosa esatta partorita dalle menti in società negli ultimi sei mesi, a partire dai motivi dell’esonero di Repesa, passando per il taglio di Ray, per concludere con la firma di Douglas. Lo sloveno è l’unico a concludere con dignità la serie, ma il destino vuole che siano proprio due suoi errori ai liberi a condannare la Lottomatica. Per lui ci sono 19 punti e 7 assist per 26 di valutazione, dimostra la sua classe nei momenti che contano. Peccato che il resto della squadra non faccia altrettanto.


Luigi Datome 5 – I suoi lampi di classe pura nella metà campo biellese non coincidono con una pari efficacia in fase difensiva. Fatica da matti contro ogni avversario, che sia Jerebko, Gaines o Smith, commette un’ingenuità su rimessa che lo costringe al quarto fallo e concede a Gist i punti del -1 che riapre la gara. Peccato perché la sua prestazione in gara tre avrebbe meritato un epilogo migliore, non è certo lui il primo responsabile del fallimento.


Jurica Golemac s.v. – Altro rinforzo in corso d’opera che non lascia il segno. Per carità, si è trovato in mezzo ad una confusione tattica che non favorisce l’inserimento di nuovi giocatori, ma il suo impatto nelle ultime due partite della serie è tanto dannoso da far rimpiangere le assenze di Gabini e Tonolli.


Primoz Brezec 4 – Giunto a Roma con l’eco degli anni trascorsi in NBA, sembra quasi il fratello minorato a vederlo ciondolare per il campo con un fisico che gli dovrebbe garantire il dominio sotto i tabelloni di mezza Europa e che invece lo sloveno non riesce a far fruttare come potrebbe e dovrebbe. Chiude la stagione con otto minuti di impiego, che quasi non si notano nel marasma generale, nei quali produce 4 punti e nessun rimbalzo, tanto per cambiare. 


Jacopo Giachetti 4 – Nove minuti per lui, che spende aggredendo l’indemoniato Spinelli. Segna un canestro dei suoi in allontanamento, ma non combina quasi nulla di buono. Finisce la stagione con una prestazione in linea con il Giachetti da playground visto spesso nella capitale: molto fumo e niente arrosto. 


Nando Gentile 3 – Il discorso è complesso, e varia su più fronti, a partire dalla sua convinzione di non essere adatto al ruolo di head-coach (unica lettura azzeccata in sei mesi di panchina) che Bodiroga e Toti gli ritagliano addosso più per mancanza di alternative che per reale convinzione. Viene letteralmente mangiato da Bechi, che da subito gli taglia le fonti primarie di gioco, e non affonda soltanto per l’immenso Becirovic che puntualmente mette in crisi la disciplina tattica di Biella. Che non fosse coach per questi livelli è cosa nota, basti guardare i suoi trascorsi a Imola, ma quello che non gli si può non rinfacciare sono tutti i proclami secondo i quali non contava arrivare in alto in regular season ma era necessario essere pronti per i playoff. Sarà proprio la regular season a premiare oltre misura la Virtus con la concessione della licenza triennale di Eurolega, ma ora che Roma è uscita in questo modo così sconcertante, come giustificherà la cosa Gentile? Dispiace vederlo affondare anche a causa degli errori di chi doveva dargli punti di appoggio e invece lo ha caricato oltremodo di responsabilità, ma non si può negare che, in sei mesi, il casertano non abbia mai dimostrato di saper imparare dai propri errori, cadendo nella maniera peggiore proprio quando sembrava che la sorte gli avesse dato in dono un percorso in discesa verso la finale.

 





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» Inserito da - 05/02/2010, 21:01.




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